
Sarà che la - bellissima - nuova maglia dell'Udinese gli calza a pennello, ma Antonio Di Natale lontano da Udine, cosa che sembrava certa prima della splendida doppietta che è valsa all'Udinese un punticino prezioso alla prima di campionato contro il Parma, proprio non ce lo vedo.
Ironia della sorte, doppietta realizzata proprio contro la squadra che sembrava aver sborsato 10 milioni di euro per assicurarsi il "folletto" partenopeo (1,70 x 70, nato a Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, il 13 ottobre 1977). Partenopeo, come ci tiene sempre a ricordare. Lo dimostra il fatto che il 10 sulla maglia è in onore del suo idolo d'infanzia, così come quello di tutti i ragazzini napoletani cresciuti negli anni '80, Diego Armando Maradona - ma guarda un po' -, e che il suo cantante preferito è il napoletanissimo, nonchè suo amico, Gigi D'Alessio - con il quale ha duettato, nell'ottobre 2007, in diretta su Radio Marte -. In fondo, proprio nei vicoli del quartiere Partenope di Pomigliano d'Arco Totò - anzi, Tonino, come lo chiamano ancora oggi a casa e come lo chiameremo nell'arco di questo articolo - ha tirato i primi calci al pallone, tralasciando lo studio e facendo logicamente irritare papà Salvatore e mamma Giovanna (scomparsa da un paio d'anni dopo una lunga malattia), desiderosi di vedere Antonio lasciare presto e bene quei quartieri difficili dove entrare nei giri sbagliati è più facile di quanto si creda, ma altrettanto contenti di vederlo crescere come calciatore, quando questo si è rivelato il futuro di Tonino. Il quale, scoperto giovanissimo dallo scout napoletano dall'occhio lungo - anzi, lunghissimo - Lorenzo D'Amato, viene portato dallo stesso a Castello di Cisterna, stesso destino che era già toccato ai più anziani Vincenzo Montella e Nicola Caccia e che toccherà in futuro anche a Francesco Lodi. Con l'avvento degli anni '90, Tonino viene consigliato dal solito D'Amato all'Empoli, il cui mercato per quanto riguarda i giovanissimi era curato allora da Maurizio Niccolini, il quale si vanta ancora oggi di averlo preso «a zero lire».
Ad Empoli si toglie la soddisfazione dell'esordio da professionista - siamo nella stagione 1996-97, l'Empoli è in Serie B -, si fidanza 19enne con la sua futura moglie Ylenia Betti e negli anni a seguire viene mandato a farsi le ossa in C tra Iperzola - C2, stagione 1997-98, 33 presenze e 6 gol - e Varese - C1, stagione 1998-99, quattro presenze prima di tornare in C2 al Viareggio -. Proprio a Viareggio si registra il suo definitivo exploit, con 12 centri in 25 presenze. L'Empoli se lo riporta a casa, lo blinda e lo fa diventare il suo simbolo globale. Tonino risponde «presente» all'appello e con i suoi gol - 16 in 38 gare di campionato - porta i toscani in Serie A. Anche contro squadre di livello superiore non si scompone e si fa trovare sempre pronto sotto rete: 13 reti, di cui una all'esordio assoluto in A, alla prima giornata a Como, e tre nella vittoria per 4-2 del suo Empoli sulla Reggina, gara che segna la sua prima convocazione nella Nazionale targata Trapattoni, per l'imminente amichevole contro la Turchia. Purtroppo, la stagione successiva, che sfortunatamente coincide con l'anno dell'Europeo, non è tutta rose e fiori: Tonino colleziona solo 5 reti, l'Empoli giunge penultimo e scende nuovamente in Serie B e il Trap lo lascia a casa, escludendolo dalla truppa designata per cercare di vincere in Portogallo.
La scelta di cambiare squadra per rilanciare la carriera è obbligata. Tonino accetta le avances dell'Udinese, che lo veste di bianconero in fretta e furia. Alla corte di Luciano Spalletti va a formare con l'altro folletto David Di Michele e con il gigante Vincenzo Iaquinta - oggi, dei tre, solo Tonino è ancora in Friuli - un micidiale trio d'attacco che permette, alla fine della stagione, la prima, storica qualificazione alla Champions League dei friulani. Dopo aver superato la fase preliminare con un brillante doppia prestazione contro lo Sporting Lisbona, i bianconeri vengono sorteggiati in un girone di ferro contro Barcellona - futuro campione d'Europa -, Werder Brema e Panathinaikos. Purtroppo l'Udinese giunge terzo, condannato dagli scontri diretti con il Werder Brema, e scende in Coppa Uefa. Tonino fa benissimo in entrambe le competizioni, realizzando tre reti al Werder e una al Lens in Uefa. Nonostante l'addio di Spalletti - passato alla Roma - e i troppi cambi di allenatore - la stagione, cominciata con Serse Cosmi, termina con Giovanni Galeone e di mezzo c'è un breve periodo con la coppia Sensini-Dominissini in panchina -, Tonino segna ovunque stabilendo un nuovo record: è infatti l'unico calciatore italiano - record detenuto ancora oggi - ad aver segnato, in una unica stagione, in campionato, Coppa Italia, Champions League e Coppa Uefa. Ma neppure questo convince Marcello Lippi a portarselo in Nazionale, e così Tonino è costretto ancora una volta a guardare i suoi compagni in tv. Anche se, questa volta, l'Italia torna dalla Germania con la Coppa del Mondo in tasca. Al contrario di Lippi, Donadoni ne fa un punto fermo della sua Italia. Con l'ex tecnico del Livorno come c.t., Tonino realizza una rete all'Ungheria e due alla Turchia in amichevole, poi il 12 settembre 2007 segna all'Ucraina il suo primo gol in una partita ufficiale con la maglia azzurra. Un gol dedicato a mamma Giovanna, che è ricoverata in ospedale in gravi condizioni. Purtroppo questa è l'ultima gioia per lei, che muore in poco tempo. Tonino non si scoraggia e nel campionato 2007-2008, con Pasquale Marino in panchina e con i concittadini Fabio Quagliarella e Antonio Floro Flores a formare un nuovo, grande tris d'attacco, dedica ben 17 reti alla sua amata mamma, e si conquista la convocazione per Euro 2008. Purtroppo l'avventura italiana termina con la Spagna, futura campione d'Europa, agli ottavi, dopo i calci di rigore, e gli errori decisivi dal dischetto sono di De Rossi e proprio di Tonino. Le offerte, per quello che nel frattempo è diventato il capitano dell'Udinese, piovono: Roma, Fiorentina e Wolfsburg sono sulle sue tracce, ma Tonino sceglie col cuore e rimane in Friuli. Nella stagione successiva lui continua ad andare forte, e realizza altre 12 reti. Purtroppo l'infortunio rimediato nelle ultime battute del campionato gli impedisce di partecipare alla Confederations Cup, dalla quale l'Italia esce rovinosamente. Ancora una volta l'estate lo vede fra i nomi caldi del mercato, ma stavolta sembra che sia tutto fatto per il suo trasferimento a Parma. Ma alla fine non se ne fa nulla, e lui riparte con una doppietta proprio contro il Parma. Il primo gol è un rigore, ma il secondo una prodezza balistica: una girata al volo da fuori area che, all'89', va a spegnersi all'angolino basso. Uno di quei capolavori ai quali ci ha abituati: nella prima giornata del campionato scorso, segnò un altro gol del genere, agganciando splendidamente e scavalcando il portiere del Palermo Amelia con un fantastico pallonetto. Quei gol che facevano arrabbiare Morgan De Sanctis, suo ex compagno all'Udinese, ora al Napoli dopo trascorsi non molto fortunati al Siviglia e al Galatasaray: «Quando in allenamento gli arrivavano questi palloni lunghi, lui aveva sempre pronta la magia. Un pallonetto, un colpo di tacco, una rovesciata. E mi fregava sempre. Mi faceva incazzare di brutto e volevo ucciderlo. Poi mi rendevo conto che un giocatore normale, queste cose non le fa.» Anche ieri, nella gara contro il Milan, ha messo il suo timbro sulla gara, salendo a quota 7 reti in 5 giornate. Sarebbero potute essere otto, se solo nella sua Napoli la terna arbitrale avesse convalidato il suo gol. Un giocatore normale, queste cose non le fa. Mai.
INFORMAZIONI PERSONALI
Nome completo: Antonio Di Natale
Nato il: 13 ottobre 1977
Nato a: Pomigliano d'Arco (Napoli)
Altezza: 170 cm
Peso: 70 kg
Squadra di appartenenza: Udinese
Esordio in Serie A: 14 settembre 2002, Como-Udinese 0-2